Beach House

La storia dei Beach House inizia nel 2004. In quel periodo, Victoria Legrand, nata a Parigi ma cresciuta a Philadelphia, decide di lasciare l’École Internationale de Théâtre “Jacques Lecoq” e seguire l’istinto che la porta nel “nuovo mondo” dall’altra parte dell’oceano, a Baltimora. Qui incontra Alex Scally, uno stravagante studente di geologia con il quale trova subito un’intesa speciale.

Entrambi amano le stesse sonorità “vintage” e i suoni di organetti. Questo fa si che da li a poco nasca il loro fortunato progetto. La cosa che colpisce di più è come il duo sia riuscito a maturare e a trovare un proprio e semplice suono in pochissimo tempo. Semplice proprio perchè essenzialmente sono tre gli elementi che vengono ricorrentemente usati: slide guitar, tastiera e batteria programmata.

La forza del duo risiede tutta nella strabiliante fluorescenza delle melodie create con garbo da Alex e nell’ugola calda di Victoria, nella sua accattivante espressività. E’ la stessa cantante-tastierista a fornire un’anima grafica e testuale ai Beach House, evidenziando l’importanza di correlare al suono anche una figura visiva.

Un anno dopo la nascita del gruppo arriva il primo lavoro: “Apple Orchard”, che viene lanciato attraverso uno splendido video amatoriale girato nei vagoni del Bullet Train che collega Philadelphia e New York. E’ proprio il lato cinematografico fornito alla musica a stimolare più di tutto Victoria. Dichiaratasi fan di David Lynch, non ha mai celato la propria ossessione per la recitazione e la gestualità scenica.

Ad ogni modo il primo album, paragonato ai successivi, seppur in forma acerba, racchiude le coordinate future del progetto Beach House.

Nel 2008 i due decidono di dar vita a una nuova album: “Devotion”, che riunisce i cocci dell’omonimo esordio in un qualcosa di ancor più mieloso. “Gila” e “All the Years” sono i due capolavori del duo che comincia a riscuotere un grandissimo successo sul web.

I due acquistano di fatto una notorietà che li condurrà fino al grandissimo produttore indie Chris Coady (Blonde Redhead). Arriva così il terzo lavoro in studio, “Teen Dream“. Questo consacra a tutti gli effetti il talento dei due ragazzi. Non c’è un pezzo in tutto l’album che sia sottotono. Un viaggio indimenticabile nella trovata consapevolezza artistica dei Beach House.

Ora siamo in attesa del quarto album, che come annunciato uscirà a maggio. “Bloom” sebbene, come gli album precedenti sviluppi il loro sound unico e inconfondibile, può essere considerato come un lavoro di stampo nuovo che si differenzia molto dai precedenti. E’ un album ancora più onirico del precedente, tipico album da mettere in macchina ed iniziare a viaggiare senza meta. Realizzare qualcosa che possa essere paragonato al precedente “Teen Dream” è a mio modesto parere molto difficile. Staremo però a vedere…

Comments
One Response to “Beach House”
  1. icittadiniprimaditutto scrive:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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