Da Madrid a New York, chi sono veramente gli Indignati?

Cerchiamo di spiegare in breve, un movimento che sta prendendo piede in tutto il mondo, quello degli Indignati.

Dagli Usa alla Cina, passando per l’Europa, gli ‘Indignados’, il movimento nato in primavera nelle strade spagnole per combattere la crisi, lo strapotere della finanza, dei banchieri e dei politici, e che raggruppa da mesi centinaia di migliaia di manifestanti, ha assunto oramai delle proporzioni planetarie. Gli ‘indignati’ non si distinguono per il colore della pelle e neanche per la loro appartenenza sociale, religiosa o tantomeno anagrafica: sono giovani ma anche anziani, disoccupati, hippy, operai, impiegati e artisti, accomunati dal desiderio di mostrare tutta la loro indignazione contro le inefficienze del sistema capitalistico e finanziario. Non sono dotati di un leader, le decisione vengono prese da una sorta di ”assemblea comune”, e le loro decisioni le comunicano attraverso i social network, come Facebook e Twitter.

Le ragioni della protesta
Diritti, uguaglianza, ricchezza condivisa e, soprattutto, partecipazione. Ridurre il potere delle banche e delle multinazionali. Fermare gli speculatori. Questo chiedono gli indignati, ad ogni latitudine. ”Toma la calle”, prenditi la strada era lo slogan dei primi, i madrileni che il 15 maggio scorso si sono presi la Puerta del Sol, centro nevralgico di Madrid. Dove la calle sta per la piazza, l’agora’ greca dove tornare a parlare, a confrontarsi e a decidere il proprio futuro. A riprendersi la ”democrazia reale”. ”Facciamo piazza Pulita” e’ stato lo slogan utilizzato dagli indignati italiani nella manifestazione del 10 settembre scorso, quattro mesi dopo la prima apparizione ufficiale accanto agli indignados spagnoli a piazza di Spagna e tre mesi dopo il presidio ‘anti Brunetta’ a Milano. Sono studenti, precari, disoccupati, pensionati, attivisti, professionisti, lavoratori arrabbiati, cittadini di destra e di sinistra delusi dalla politica ma affamati di politica. Senza capi, il tricolore come arma e uniti dalla voglia di cambiare il paese.


Per organizzare, lanciare iniziative, discutere, parlano con il linguaggio del XXI secolo, Facebook, Twitter, blog. Su Italian Revoulution, il profilo Facebook capostipite dei siti che si rifanno al movimento nato a Madrid, in 30.500 discutono della necessita’ di stare ”uniti per il cambiamento globale”. E se bacheche virtuali e social forum hanno sostituito in parte le assemblee sessantottine, le decisioni che contano si prendono in piazza, tutti assieme. Con delle regole precise, pero’: nessuno comanda, chi vuole parla, le bandiere dei partiti sono vietate, nessuna violenza, ne’ verbale ne’ fisica. E con le tende come simbolo: ”del precariato di oggi, che non e’ solo economico ma anche esistenziale”.

Nati i Spagna
La ”rivoluzione” nasce in Spagna con migliaia di giovani che occupano Puerta del Sol a Madrid per e poi diffondersi in altre citta’ spagnole, sfidando i divieti imposti da autorita’ locali e polizia. L’indignazione dei giovani spagnoli e’ rivolta contro la corruzione, la ‘collusione’ fra politici e banchieri, contro la disoccupazione dilagante e l’assenza di prospettive di un futuro decente. La protesta cresce e comincia a fare il giro del mondo, approdando in Israele. A luglio il centro di Tel Aviv viene occupato da tende di dimostranti che chiedono una maggiore giustizia sociale. Seguono cortei, assembramenti permanenti quasi sempre accompagnati da concerti e happening musicali. L’indignazione attraverso l’Atlantico e arriva poi negli Stati Uniti.

Da Madrid ai quattro angoli del globo
L’esercito degli Indignados a New York si concentra sulla protesta anti-Wall Street. Approda poi a Washington e si dirige a due passi dalla Casa Bianca. Il movimento contagia poi Los Angeles, Chicago, Seattle, Denver, Memphis e Hilo nelle Hawaii. Le numerose marce a stelle e strisce fanno dichiarare al presidente Barack Obama che ”chi contesta da’ voce alla frustrazione che c’e’ al Paese” per una crisi economica e occupazionale frutto della crisi finanziaria.

Ma gli ‘Indignados’ anti-Wall Street non si fermano al continente americano, e conquistano anche l’estremo oriente, precisamente la Cina dove trovano l’appoggio delle autorita’ locali. In questo caso gli obiettivi della protesta assumono un carattere unicamente anti-occidentale con scopi nazionalisti. Centinaia di anziani, ma anche qualche giovane, si danno appuntamento dinanzi a un ufficio comunale di Zhengzhou, capoluogo della provincia centrale dell’Hehan, mostrando nostalgia per il socialismo di Mao, criticando il capitalismo occidentale.

In Russia il movimento vive per ora su internet, dove il malumore e’ esploso dopo l’annuncio di Vladimir Putin a correre nuovamente per la presidenza. Solo piccole proteste di strada ieri per il compleanno del premier russo e qualche copertina dissidente dove si chiedono le dimissioni dello stesso Putin.

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