Eron e Fellini

Ne sono passati proprio tanti di anni da quel 20 gennaio 1920 in cui un certo Federico Fellini metteva i suoi piedi i questo storto mondo. Era in quel di Rimini, e la cosa si rivelerà fondamentale per la sua formazione consolidandosi in un’identità bonaria e malinconica e restando, come una specie di “marchio”, in tutti i suoi film. Perché Fellini l’ha esplorata a fondo, quella realtà della piccola borghesia italiana, respirandone i sogni e le piccolezze e mettendone in scena il ruolo, in un teatro ricco di personaggi di ogni estrazione.

Il suo cinema è una “fabbrica dei sogni” in piena regola, dove le attrici hanno i colori freddi bellissimi ed affascinanti del nord, e le curve deliziose delle corporature mediterranee, dove gli attori sono uomini dagli occhi profondi e dalla voce che incanta, dove le atmosfere sono a tratti rarefatte e la vita è dolce, ma solo quell’attimo che precede la presa di coscienza del suo crudele nonsense.

Per rendergli omaggio a meno di 10 anni di distanza dalla ricorrenza del centenario abbiamo scelto un suo conterraneo, Davide Eron Salvadei, in arte solo Eron ed il trittico che ha realizzato proprio per il Museo Federico Fellini della sua città. Ad un altro probabilmente sarebbe “tremata la bomboletta” al solo pensiero, ma non ad Eron, in fondo se è arrivato a dipingere perfino il soffitto di una chiesa (non a caso proprio di Rimini) una ragione c’è.

Fonte: ArtsBlog

Riportiamo ora qui un’intervista fatta da Carlotta Frenquellucci su “Chiamami Città“:

A Eron chiediamo quale aspetto di Fellini ama di più.

“Ciò che mi affascina di Fellini è il modo in cui esprime una realtà onirica, malinconica e un po’ angosciante ma sempre carica di poeticità”.

A cosa ti sei ispirato per le tue gigantografie?

“Ho realizzato tre opere dipinte con vernici spray su tela. I dipinti originali sono stati fotografati, riprodotti in grande formato ed adattati alla all’architettura esterna del cinema Fulgor (futura sede del Museo Fellini).
L’idea è nata dalla mia attuale ricerca pittorica appartenente alla serie “scribblescape”; paesaggi fatti di scarabocchi con i quali cerco di dare una sorta di tridimensionalità al tratto gestuale e istintivo dello scarabocchio che spesso è piatto ma mantiene una forte carica espressiva. Nei tre dipinti, il tratto vorticoso distribuito in maniera apparentemente casuale, diventa consistente, acquista profondità e si allontana dall’osservatore componendo tre diversi ritratti di Federico Fellini che si impongono con discrezione tra la foschia. In questo modo ho voluto sottolineare il concetto di consistenza fisica del pensiero su cui è basata la mia ricerca e che spesso caratterizza l’aspetto onirico dei film di Fellini”.

Ultimamente molte tue tele sono in bianco e nero, come mai?

“In realtà, in quasi tutti i miei lavori, la “tavolozza” è piuttosto ricca anche se l’impressione finale che l’occhio percepisce è quella di un’immagine quasi monocromatica. Il fatto di dipingere le mie opere spesso con colori desaturizzati o con grigi colorati, nasce in maniera naturale dal mio modo di percepire e filtrare la realtà che spesso mi appare surreale, malinconica e poetica al tempo stesso”.

Oltre alla ristrutturazione del Fulgor, quale credi sia la necessità/mancanza più impellente dal punto di vista culturale per Rimini?

“Oltre alla ristrutturazione del Fulgor che andrà ad arricchire ed ampliare il polo museale/culturale di Rimini, sicuramente quello che al momento manca è uno spazio/laboratorio per l’arte contemporanea e la ricerca creativa con studi per artisti e spazi espositivi che potrebbe essere realizzato senza troppe spese riutilizzando una delle tante strutture già esistenti ma abbandonate al degrado (vedi ex macello o ex colonie a Miramare e Torre Pedrera addirittura con vista mare…). Non me ne intendo ma credo che dal punto di vista tecnico/pratico non sia così impossibile… Basti pensare a New York, a Berlino o altre città europee che già da tempo si sono accorte dell’importanza di mettere a disposizione questa tipologia di spazi dove poter sviluppare arte, idee, creatività e cultura; tutti elementi necessari al miglioramento evolutivo di una società”.

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