Copia-Incolla interviews Useless Wooden Toys @ Haze

Siamo molto contenti di presentare la prima intervista di Copia-Incolla per Haze, fatta dal vivo all’Akab di Roma prima dell’esibizione degli Useless Wooden Toys il 23 Dicembre scorso. Con Riccardo e Gilberto abbiamo affrontato diverse tematiche molto interessanti della loro carriera artistica, brevemente riassunte in questo post.

Come è andato il viaggio?

G. Ho perso il treno. Forse è stato uno dei viaggi peggiori che abbia mai fatto, non mi era mai capitato di perdere il treno … sono rimasto imbottigliato in tangenziale!

R. Gli è andata molto bene perché è riuscito a prendere l’ultimo posto sull’ultimo treno che portava a Roma, sennò sarebbero stati problemi! (ridono, ndr)

Da dove arrivate?

R. Milano

G. Un po’ fuori Milano

Avete già suonato a Roma in passato? Cosa pensate del pubblico romano?

Si, abbiamo suonato già tre volte a Roma, due al Circolo degli Artisti ed una al Lanificio. Ci siamo trovati da Dio, ci strapiace l’ambiente romano, il clima e tutta la situazione che si crea durante la serata. Per quanto riguarda l’ultima data che abbiamo fatto al Circolo, è stato molto interessante suonare dopo un concerto rock, e vedere mischiati due pubblici diversi. In Italia siamo ancora molto legati ai generi musicali, per cui riuscire a far ballare il pubblico rock con la nostra musica è una cosa che ci fa veramente piacere.

Tra 2 giorni è Natale, come passerete questa festività?

Torniamo a casa entrambi e staremo con le nostre famiglie.

Il 25 sera invece suoneremo in un locale di Cremona. È una data storica per noi in quanto ci suoniamo ormai da parecchi anni, è una tappa fissa. Cremona è una città piccolissima e ci si conosce tutti, quindi per noi è proprio un ritorno in patria: inoltre, il centro sociale dove suoniamo è l’unico locale della città che prova a sperimentare e a creare situazioni diverse da quelle quotidiane, ed è praticamente il maggior punto di attrazione per tutti i ragazzi di zona.

Cambiamo argomento e parliamo della vostra musica: se doveste fare una playlist sul vostro iPod, assieme a quali artisti mettereste gli Useless Wooden Toys?

G. Penso che si potrebbe fare una sorta di scaletta dal passato a oggi: Africa Bambaataa e la prima electro newyorkese, seguiti dai più recenti Mehdi e Chromeo, A-track e Beastie Boys. Io sono il più hip hop dei due se non si è ancora notato!

R. Mischierei parecchi generi musicali, ma sempre di matrice “New York sound”, io ci avrei infilato anche LCD Soundsystem, sicuramente lontani da una cultura prettamente hip hop ma sempre di stampo Newyorkese. Ci inserirei anche l’ultimo disco di Dente, i Ministri o addirittura anche i Verdena.

Come vi trovate a comporre musica assieme provenendo da due background musicali completamente diversi?

G. È una partita a ping pong, una mediazione, discutiamo spesso.

R. Io sono quello dei due che ascolta musica più fresca, mentre Gil ama la ricerca di suoni più vecchi, spesso attraverso campioni.

G. Assieme collaboriamo perfettamente, anche se questo accade sempre a distanza. Il nostro lavoro avviene a step, prima uno e poi l’altro, senza mettere le mani al progetto contemporaneamente. Non essendo un gruppo musicale ma componendo digitalmente, non sentiamo il bisogno di collaborare passo passo alla stesura dei nostri pezzi.

R. Oltretutto viviamo in due città diverse, e comporre fisicamente assieme risulterebbe molto difficile. Grazie alla tecnologia ed alla connettività di oggi è possibile lavorare in coppia anche non vedendosi mai di persona: Dropbox e Skype sono i nostri maggiori alleati! Ci sentiamo molto nerd a questo proposito (ride, ndr), andiamo un po’ contro lo stereotipo del “superstar dj” figo che si lancia sul pubblico dalla consolle …

A inizio settembre avete pubblicato il vostro ultimo lavoro intitolato “Piatto Forte”, anticipato dal singolo “Tirannosauro”, che ha riscosso moltissimo successo. Chi mi parla un po’ della lavorazione dell’album?

G. Piatto Forte ha avuto una registrazione bella lunga, circa un anno e mezzo. Ci siamo trovati ad avere un bel po’ di materiale e abbiamo cominciato a metterlo assieme per creare un disco, proprio come succedeva negli anni ’90, in contrapposizione all’attuale periodo del mercato musicale dove si lavora maggiormente a singoli ed EP. Abbiamo così iniziato a contattare artisti della scena italiana più indie per le collaborazioni ai nostri pezzi, in quanto, essendo due producer vecchio stampo necessitiamo di featuring vocali.

In “Piatto Forte” ci sono molte collaborazioni con artisti che hanno diversi background musicali, dal Piotta a Cristina Donà. In base a quali criteri li avete scelti?

R. Apparte pochi amici che si sono prestati per qualche giro di basso e chitarra, le featuring sono quasi tutte vocali. Il disco racchiude collaborazioni di persone conosciute nell’ambiente, un po’ attraverso proposte molto dirette come ad esempio con il Piotta, un po’ attraverso amicizie varie. Tutte le collaborazioni sono arrivate naturalmente e informalmente tranne quella con Cristina Donà, che è stata una scelta discografica della Emi.

G. Ogni pezzo ha una storia tutta sua: ci siamo trovati con un beat perfetto per un rapper e l’abbiamo proposta a Dargen D’amico (“Piove La Benza”); nel pezzo con gli Amari, che è più electro-pop è successo il contrario: loro avevano un testo che si prestava alla nostra musica e ci hanno contattato, a noi è piaciuto ed è nata “Pacca sulla Spalla”. “Non Soddisfa” con SWIM e Ghemon è un po’ il prototipo di come noi intendiamo scrivere musica adesso, mettendo assieme la melodia e il rappato e vedere come i due artisti vocali si intrecciano perfettamente con le melodie della traccia che rimane comunque electro-pop. Il risultato è stato nettamente positivo.

Come è nato il vostro contratto discografico con la Emi? Quali impressioni vi siete fatti passando da un progetto indipendente ad una major?

G. Domanda delicata … questa collaborazione è nata perché quando avevamo “Piatto Forte” a tre quarti abbiamo bussato un po’ a tutte le porte, forti del fatto che l’appeal radiofonico dei nostri pezzi c’era: alla Emi è piaciuto ed è nato il contratto. La collaborazione è stata molto difficoltosa in quanto le major vivono il mercato discografico diversamente dal mondo indipendente. Tutti i processi interni della Emi sono molto macchinosi, si passa per l’avvocato, poi per il manager, poi per il dirigente: è un po’ come l’amministrazione comunale.

R. Per fortuna il nostro interlocutore principale in Emi è un ragazzo molto intelligente e appassionato che ha scelto un metodo lavorativo diverso dallo standard aziendale, molto indie, e questo sicuramente lo abbiamo apprezzato molto.

Nel video di Tirannosauro compaiono un sacco di volti noti del mondo della notte: a chi è venuta l’idea del brano in primis e poi del video?

R. La canzone è nata all’apice del momento Ruby-Berlusconi mentre io ero in Venezuela ed in quel momento ero sul sito di Jurassic Park. Mando a Gil la canzone e iniziamo a scriverci la filastrocca del testo su Whats’upp, e da li è venuta fuori l’idea di fare un pezzo deficiente, sempre autoironico come piace a noi. Tornato in Italia è andata avanti la stesura del pezzo che è stata proposta alla Emi ed è piaciuta.

G. L’idea ed il significato della canzone sono purtroppo andati perduti. Pensavamo che saltasse fuori la nostra critica anti berlusconiana all’idiozia dilagante, invece è stata un po’ incompresa.

R. Probabilmente è per questo che ha avuto così tanto successo, considerando anche che le radio hanno boicottato il passaggio della canzone perché giudicata molto infantile, proprio a dimostrare che tutti i network non hanno capito l’ironia del pezzo. Invece sono stato molto soddisfatto quando Blob l’ha messa per una settimana ogni volta che compariva Berlusconi. Ma in realtà anche gli asili la utilizzavano quest’estate per far ballare i bambini …

G. A tutti non è arrivata l’ironia del brano. L’errore stilistico forse può essere dato dalla scelta delle voci così tanto infantili: un effetto infantile non era sicuramente voluto al 100%.

R. Il video invece è nato di pari passo con la pubblicazione del brano. Tutte le persone che compaiono nel video sono amici della cricca che hanno lavorato o collaborato o ci hanno aiutato durante la stesura di “Piatto Forte”, e che hanno capito la deficienza dell’operazione. Il video meno costoso e con più risultato della nostra storia.

I testi delle vostre canzoni sono spesso cantate in italiano, che per un progetto di stampo electro funk come il vostro è una cosa abbastanza nuova, e visto con gli occhi di un italiano vi fa molto onore. Ma quando vi andate ad affacciare nel panorama internazionale cosa succede?

G. Non ci caga nessuno (ride, ndr)! È una scelta che abbiamo preso consciamente. L’idea è nata da Bugo che ci ha spronato a fare dischi in italiano per dire qualcosa, per provare a comunicare al nostro paese. E con il tempo ci siamo affezionati.

R. Probabilmente i nostri pezzi sono riusciti ad emergere grazie soprattutto al testo in italiano. Anche a livello di disco noi facciamo pezzi non dance ma electro pop. Ci piace l’idea di comunicare qualcosa anche in brani utilizzati in discoteca, per uscire un po’ fuori dallo stereotipo ciò non possa essere possibile, visto che le canzoni dance parlano solo di droga, sesso e donne.

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