Claim For Responsibility – Richiesta Di Responsabilità

Troppi diritti ci hanno dato alla testa. Le numerose lotte – ancora insufficienti – che abbiamo compiuto per conquistare le libertà ci hanno fatto scordare l’altra faccia della medaglia: la responsabilità. Ed è proprio l’incapacità di rispondere delle nostre azioni – o come direbbe qualcuno, di crescere – il fondamento della crisi che stiamo vivendo.

Il sistema monetario e finanziario dominato dagli Stati Uniti ha mostrato la propria insostenibilità: una finanza spericolata ha portato una perdita di connessione con l’economia reale. Basta guardare i nostri debiti. Diversi economisti hanno dichiarato negli ultimi mesi che è inutile cercare un modo per ripagarli in quanto è matematicamente impossibile.

Perché dunque i nostri rappresentanti politici continuano a cercare soluzioni all’interno degli stessi schemi e dello stesso sistema di pensiero?

Non credo che il problema sia la mancanza di idee, ma piuttosto il fatto che la maggior parte di esse sono troppo costose nel breve termine e implicano sacrifici troppo grandi per le generazioni di oggi: un discorso che non torna comodo alla conquista di voti politici.

Continuano a far passare per neutralità scientifica quelle che sono scelte politiche. E’ inutile che ci giriamo intorno. Il mondo crede di poter essere gestito da una teoria economica che non è altro che una delle diverse teorie economiche che esistono. Il fatto che a Bruxelles si decida di aiutare la Grecia e di non lasciarla andare in default, di aiutare Dexia o le banche tedesche, di spingere per un governo tecnico in Italia e mandare a casa Berlusconi, sono scelte politiche e non verità calate dal cielo.

Manca la capacità di assumersi le proprie responsabilità; la maturità da parte delle classi dirigenti di dire: “Scelgo questa strada perché è quella migliore per tutti i cittadini”. E’ molto più semplice continuare a dire: “E’ la cosa giusta da fare, lo dicono i mercati e la scienza economica”. Ma l’economia è una scienza umana, e non fisica quantistica. Il compito dell’economia dovrebbe essere quello di descrivere e di aiutare a comprendere meglio il mondo. Invece gli economisti hanno la presunzione di spiegarlo, il mondo.

Per esempio, come ci si comporta durante una crisi nei confronti della spesa pubblica? Se l’economia fosse scienza, non staremmo qui a discuterne. Eppure se per un neoclassico non vi è dubbio, bisogna tagliare G (così si definisce la spesa pubblica in gergo: G = governo), un keynesiano sarà altrettanto convinto – e avrà gli stessi strumenti matematici per dimostrarlo – che bisogna aumentare G. Chi ha ragione? Tutti e due. La storia ci insegna che ci sono paesi che si sono ripresi aumentando G e altri che invece lo hanno fatto tagliando G. Cosa sarebbe successo se avessero agito in maniera opposta? E’ la domanda che uno storico non si porrebbe mai per deontologia professionale.

Dunque due teorie valide. Ipotesi diverse da cui partire e diversi i risultati dimostrati. L’economia deve aiutare la politica a prendere le decisioni, deve aiutare a comprendere il mondo circostante. Ma la decisione finale è una scelta. E come ci insegna Kierkagaard, ogni scelta è carica di una grande responsabilità. “Esistere significa essere possibilità” e bisogna imparare a fare i conti con questa verità.

Nuovi economisti, più alternativi, hanno mostrato, con lo stesso linguaggio dei main stream, che un’economia sostenibile è possibile, basta aumentare qualche vincolo di bilancio e voilà, la stessa matematica dimostra che è più conveniente produrre bio che non.

Il non riuscire a farsi carico delle proprie responsabilità è un po’ conseguenza della mancanza di creatività che domina il pensiero nella nostra società. Anche chi studia filosofia e arriva a destreggiarsi nel pensiero di Heidegger come se stesse parlando di quello che ha mangiato a cena, messo di fronte a questioni pratiche, cade dalle nuvole. Tante teorie che rimangono nel mondo delle idee. E all’estremo opposto l’ingegnere non riesce ad avere una visione a 360 gradi della società in cui vive e a rendersi conto del valore umano che le sue opere comportano.

Perché nelle nostre scuole non ci è più richiesto di pensare in modo creativo. E così si comportano i professori che sono ora al governo. Sanno come far funzionare al meglio la macchina, ma non troveranno la soluzione nuova e brillante. Olieranno il sistema, lo rimetteranno in marcia. Ma se la macchina ha un difetto di produzione, prima o poi si romperà di nuovo.

Allora si torna al nocciolo della questione. Le scelte che si compiono sono politiche. Noi cittadini dobbiamo almeno avere la consapevolezza che non è vero che non c’è alternativa. Chi ha preferito agire in un modo o in un altro non può nascondersi dietro una falsa scienza, ma deve giustificare la sua scelta e assumersene le responsabilità.

Camilla Carabini

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