Copia-Incolla Interviews “Underdog”

Riproponiamo una vecchia intervista, mai pubblicata sul nostro sito, a Diego Pandiscia uno dei fondatori degli “Underdog”

Chi sono gli Underdog, come e perché nascono?

Il nucleo originario degli Underdog nasce nel lontano 2004, eravamo “solo” basso, chitarra, batteria e pianoforte e a me è stato dato l’ingrato compito di provare a cantare, cosa che sin da subito è stata deviata verso sonorità più fumettistiche e ironiche. Non avevamo in mente (non ne sarei nemmeno capace), una voce seria e impostata da cantante “figo”….Dio me ne scampi e liberi…..
Subito dopo, abbiamo conosciuto Basia che ha aggiunto quello che mancava: una voce soave e che si contrapponesse al caos della nostra musica.
Sin da subito volevo integrare il nucleo originario con altri strumenti e da lì, poco a poco abbiamo inserito il trombone e il violino così da arrivare ad Altipiani (la nostra casa produttrice) in 7 elementi mescolati tra loro, e fare finalmente un disco… prima del 2007 ci consideravano quasi tutti Inascoltabili e Indigeribili.

Nella vostre info su facebook scrivete che il nome del gruppo prende spunto dalla biografia di Charles Mingus. Cosa rappresenta Mingus per voi? 

“Beneath the Underdog” è la autobiografia romanzata di Charles Mingus.
La cosa che più ci aveva affascinato era il ruolo di Mingus, un uomo considerato troppo “negro” dai bianchi e troppo bianco dai neri.
E’ proprio questo suo dualismo che credo rappresenti perfettamente la condizione della nostra musica, poiché spesso ci ritroviamo in questo limbo dove veniamo considerati troppo rock per un circuito jazz e al tempo stesso troppo jazzati per situazioni più indie.
Non ci interessa granchè essere collocati in un genere musicale, anzi, diciamo che la cosa ci piace anche, sopratutto in questo periodo in cui vediamo che la riproduzione dei soliti clichè è all’ordine del giorno.
Altro elemento incredibile di Mingus era questo suo forzare i musicisti ad esplorare i propri strumenti cercando di scavalcare i canoni standard di utilizzo.
Lo rivedo molto nella nostra musica, ad esempio quando cerchiamo di usare un trombone come una voce o un violino come un synth.

Mingus si definiva… “PAZZO” E ARRABBIATO. Sentite di assomigliargli?

Gli Underdog sono un gruppo di Psicopatici Reali, quindi l’aggettivo pazzo si accosta decisamente a noi. Essere in 7 e gestire ogni cosa democraticamente è delirante!
Poi…bhè…non sono arrabbiato sono incazzato! Come non esserlo in questo periodo, con quello che succede nel nostro paese?! Siamo persone che non vivono solo di musica e devono conciliare questa attività con la realtà lavorativa di ogni giorno, che attualmente fa cagare.

Come definireste la vostra musica? Cosa cercate di trasmettere con questa?

Non saprei definire la nostra musica. E’ un “minestrone” di cose che escono da sette teste che vivono in totale disarmonia tra loro.
Quello che si trasmette ce lo dovete dire voi. Cerchiamo di stimolare sensazioni nuove per chi ci ascolta e per noi stessi mentre suoniamo.

C’è un disco o un singolo pezzo che vi sta più a cuore?

Una canzone che piace e accomuna tutti gli Underdog non esisterà mai. Forse come artista e uomo solo Richard Benson, soprattutto nell’intervista con Lindo Ferretti.

All’infuori di Basia, che è una persona fantastica e penso ami cose più dignitose…

Vabbè apparte queste follie, i miei ascolti personali variano molto. Un disco che ho consumato per anni è stato “Mezzanine” dei Massive Attack. Sono innamorato di tutta la discografia dei Brainiac dei Joy Division. Attualmente non saprei, sto cercando “qualcosa” che mi sconvolga come la musica di 10 anni fà, ma ancora non ho trovato niente del genere; forse sono io che sto invecchiando….
Ah, invece un brano fantastico è “I will survive” ma nella versione dei Cake… Geniale!

Progetti futuri? 

Saremo ancora in giro a suonare fino ad Agosto, dopodiché sentiamo tutti il bisogno di fissare in un disco le idee nuove che stanno uscendo.
Arriva sempre il momento in cui ci si deve distaccare, isolare e fissare le proprie sensazioni in musica.

Prospettive e obiettivi futuri?

Al momento suonare e continuare a farlo senza dover essere pressati da ritmi esterni come necessità di distribuzione etc etc… Per fortuna la nostra label “Altipiani” ci rispetta in questo.
Un altro aspetto bellissimo sono le collaborazioni che ci capitano suonando in giro, l’ esperienza di poter suonare con persone come i Faust o Jeoff Leigh è bellissima, proprio in questi giorni ci stiamo preparando per un concerto che ci vedrà suonare con Luigi Cinque a Villa Ada a Roma.
Insomma oltre agli Underdog ci piace mescolarci anche con altri musicisti. C’è sempre qualcosa da imparare….

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