Arriva in Italia Yelp: “Un sito per andare oltre i confini”

Sbarca nel nostro paese il network che raccoglie le recensioni su bar, ristoranti, negozi e molto altro. Wired.it ha parlato con la coordinatrice del marketing europeo

Faccio cose, vedo gente e poi scrivo tutto su Yelp. Il sito che recensisce tutto, dai ristoranti ai parrucchieri, dalle carrozzerie ai veterinari, sbarca oggi in Italia e già offre un ventaglio di recensioni per dare il benvenuto agli utenti. Ma è solo un assaggio perché il sito, che ha già raccolto 21 milioni di recensioni negli ultimi cinque anni, è scritto in massima parte da utenti iscritti al sito: in maggioranza sotto i 35 anni, laureati e di reddito medio alto. L’applicazione per smart phone consentirà a chi visita un bar o una tintoria di caricare anche le foto. Ma la forza del sito sta nella sua reputazione. Una sorta di filtro anti-spam assegna un punteggio basso ai testi inviati da  utenti farlocchi o così elogiativi da risultare sospetti.

Miriam Warren, 31 anni, scriveva recensioni da due anni quando, nel 2007, Yelp la contattò per proporle il posto di community manager a Washington Dc. Ora, dopo una rapida carriera che l’ha portata a diventare la coordinatrice del marketing in Europa, si trova a Roma per partecipare al lancio della versione italiana del sito, che nel corso degli ultimi due anni ha già aperto i battenti in Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Germania, Austria, Olanda e Spagna. All’indirizzo  www.yelp.it si trovano già una quantità di recensioni che riguardano le città italiane, ma per mettere radici in Italia Yelp cerca community manager in Italia.

Che tipo di lavoro è?

“Il community manager è l’ambasciatore di Yelp in ciascuna città. Organizza incontri, feste, letture di poesie, qualunque cosa possa tenere viva l’attenzione del pubblico verso la vita e il tempo libero di una località. Si tratta di aiutare le persone a ricavare il massimo dal tempo che hanno a diposizione e dai soldi che hanno in tasca. Il community manager ideale scrive bene, è una sorta di diplomatico, un Pr, si rapporta con chi gestisce i negozi”.

E poi ci sono gli utenti. Qualche consiglio per scrivere una recensione?

“Le prime recensioni che ho scritto io, nel 2005, quando vivevo a San Francisco, sono un po’ imbarazzanti. Le facevo telegrafiche. Ma poi ho imparato ad aggiungere sempre qualcosa di evocativo. Non basta dire ‘ che bel ristorante’, ‘ che buoni i cocktail’. Bisogna trasmettere l’idea dell’atmosfera dei posti. Le migliori recensioni dicono chi, dove, come, quando eccetera: con chi andare in un posto, che profumi ci sono, a che ora è meglio andarci. Bisogna raccontare, dare al racconto il sapore di una storia, con dettagli vividi, dare al lettore qualche insider tip, quei piccoli consigli che servono per arrivare in un posto per la prima volta e sentirsi già a casa”.

Bene, proviamo a recensire l’hotel dove ci troviamo adesso, a Roma.

“Ho notato subito un paio di cose. Una è che mancano le prese per il computer sul piano della scrivania. E questo mi ha costretto a mettermi gattoni sul pavimento in cerca di una presa. Ma ho notato anche un dock per l’iPod, che per me è un accorgimento fantastico. Quando arrivo in una camera d’albergo voglio ascoltare la mia musica e voglio anche ballare! Ecco, sono queste le piccole cose, i dettagli, che rendono utile una recensione”.

Come si fa a essere sempre onesti nelle descrizioni?

“Lo so, è una responsabilità, ma vale la pena di mettersi in gioco. Ci sono molte persone che seguono i consigli e si fidano. E anche le recensioni negative sono utili perché sono stimolanti, alla lunga aiutano a migliorare. Ma non scriverei mai nulla che non sarei disposta a dire di persona. Anzi, se c’è qualcosa che non va, la prima regola è farlo notare di persona. A differenza di alcuni siti di recensioni, gli yelpers sono in gran parte registrati con nome e cognome e con la foto. Ci si sente quasi obbligati a essere onesti”.

Nel 2009 Yelp ha rifiutato una offerta di acquisto da parte di Google. Perche?

“Su questa storia ho letto gli stessi articoli che hanno letto tutti. Ma so che siamo un’azienda solida, che vuole camminare sulle sue gambe. Tuttora non c’è motivo per non essere autonomi”.

Noi italiani siamo ipercritici verso l’Italia. Cosa vi aspettate da noi?

“Ormai in Italia c’è abbastanza penetrazione della Rete, l’uso di smart phone è diffuso, quindi ci aspettiamo un numero sorprendente di recensioni. Inoltre, qui come altrove, vogliamo combattere quella che chiamiamo proximity apathy, l’idea che se vivi a Roma nel quartiere Monti, finisci per restare lì perché conosci quei posti, fai tutto lì, non ti avventuri fuori. Ecco, Yelp vuole aiutare le persone a spingersi oltre i confini che uno si crea vivendo in un posto, divertendosi”.

Gli utenti hanno bisogno di potersi fidare. Come avete affrontato questo problema?

“Fin dal 2005 Yelp utilizza un filtro che viene continuamente aggiornato da un gruppo di programmatori. L’algoritmo filtra le recensioni che vengono caricate dagli utenti, e questo strumento è la parte centrale del nostro successo. Le recensioni meno convincenti, sia per l’origine che per i contenuti, finiscono in fondo alla pagina”.

Fonte: Wired.it

Pubblicato il 22 settembre 2011 da Gaetano Prisciantelli

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