Never trust a drummer #1 a cura di Claudio Delicato

La nuova rubrica di Copia-Incolla, Never trust a drummer, prende la firma di Claudio Delicato, talentuoso blogger, scrittore e musicista.

Claudio Delicato nasce a Roma nell’83 dall’unione tra Fabrizio Frizzi e la drum machine dei CCCP, prendendo la risata dalla madre e l’inclinazione al Socialismo Reale dal padre. Ha scritto un libro, Roma, lato B (cartaceo/eBook), definito dalla critica “un’opera a metà strada tra lo splatter e il romanzo rosa”; secondo Andrea Bocelli è “il libro più bello che abbia mai letto da quando sono diventato cieco”. Gestisce il blog ciclofrenia.it, acquistato da un marocchino operante in zona stazione Termini che gli ha assicurato che “era pesato”. Suona la batteria in una boyband elettrorock, gli Starlette, che detiene il record per il maggior numero di mancate partecipazioni consecutive al festival di Sanremo.

Never trust a drummer #1

SUBBUTEO

di Claudio Delicato
http://www.ciclofrenia.it

 

Quando Mauro si sparò in bocca, era convinto che non gli sarebbe mai venuto bene come avrebbe voluto.

Pensava al Subbuteo. Si vedeva chino sul tavolo verde, la guancia rasente il campo, il pollice a trattenere l’indice destro, l’occhio sinistro chiuso a mettere a fuoco la porta. In quei momenti un minimo di agitazione ce l’hai, ma c’è sempre una probabilità che tutto vada per il verso giusto. Che la forza sia ben dosata, che la traiettoria sia davvero dritta, che la velocità della pallina sia sufficiente a non permettere all’avversario di girare per tempo la levetta che tiene il portiere.

Quelli sono i momenti, nella vita, in cui pensi: cento per cento. È andata al cento per cento come volevo io. Non ho sbagliato una virgola.

E te li ricordi per tutta la vita. Perché non è che capiti spesso, eh, il colpo perfetto, nella vita.

Ma spararsi in bocca è un’altra cosa. E lui non parlava a caso: parlava perché ci aveva già provato.

Puoi essere il più fermo figlio di puttana del mondo, uno che non gliene frega un cazzo di niente e di nessuno, che ha sempre scopato senza preservativo e non ha mai ceduto il posto alle vecchiette sull’autobus, ma quando ti trovi là è diverso.

Ti puoi preparare per bene, quanto ti pare: la canna fredda tra i denti, l’inclinazione giusta. Ma nel momento in cui premi il grilletto, esiti.

Non c’è un cazzo da fare, esiti.

Aveva esitato, Mauro, la prima volta.

Uno scatto minimo, la paura. Uno scatto fondamentale a far sì che il colpo non gli arrivasse dritto al cervello, ma che gli squarciasse la guancia sinistra, gli spappolasse un occhio e gli colpisse la materia cerebrale in maniera solo incidentale.

Non che fosse un adone già prima, ma dopo era inguardabile. Uno di quelli che le persone sgomitano in metro, si mettono una mano a coprire la bocca e si dicono: guarda quello. E quando lui se ne accorge si girano, si voltano dall’altra parte.

Ma non era tanto l’estetica, il problema. Il problema erano gli effetti.

Non ci vedeva più da un occhio, e va bene.

Quando beveva, la Coca Cola gli colava dalla guancia sinistra, e va bene.

Era praticamente sordo da un orecchio, e va bene.

Ma della miriade di terminazioni nervose che compongono il cervello, il proiettile aveva colpito la più comica.

Era una cosa buffa, sul serio. Come quando il medico ti dà un colpo di martello alla base del ginocchio e la tibia ti schizza in avanti. Mauro era convinto che, ficcando le mani nel cervello di un uomo e mettendosi a tirare i nervi come fili, si sarebbe mossa una parte del corpo sempre nuova.

Tiri qua, e si chiude la mano. Tiri là, e si drizza il pisello.

Il principio fondante del funzionamento delle marionette, supponeva.

Ma la sua roba, era una roba da ridere.

Era rimasto una persona perfettamente normale, funzionava tutto alla perfezione.

Tranne una cosa.

Quando sentiva il verbo volere, lui rispondeva sempre, e comunque.

“Pesce.”

Proprio così. Pesce. Non si sa su che cazzo di roba avesse agito, il colpo, quale terminazione nervosa avesse squarciato, ma era sempre così.

Potevi parlarci per ore, con Mauro, e, estetica a parte, dal punto di vista psicologico ti sarebbe sembrata una persona perfettamente normale. Ma poi, a un certo punto, avresti avuto voglia di chiederti se voleva un caffè. Se voleva andare al cinema. Se aveva voglia di fare l’amore.

E lui avrebbe risposto, sempre: pesce.

Vuoi? Pesce.

Erano tutti lì. La mamma piangeva. Il papà no. I fratelli sorridevano. I bambini facevano sempre. Troppo. Casino. Qualche cellulare squillava, le sigarette si facevano fumare appena fuori. Le ginocchia dolevano. Maggio splendeva. I completi si erano lavati, ed erano usciti poco prima dagli involucri di plastica. I capelli delle donne erano freschi di casco delle parrucchiere.

Lui guardò Mauro, poi guardò lei.

Sorrise.

Allargò le braccia.

E disse.

“Vuoi tu prendere Alice come tua sposa?”

Mauro sorrise. Per quanto possa sorridere uno che ha una guancia squarciata.

Sorrise, e disse.

“Pesce.”

Comments
2 Responses to “Never trust a drummer #1 a cura di Claudio Delicato”
  1. cbOOpn5 scrive:

    è incantevole.

Trackbacks
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  1. Fonzie. scrive:

    […] volta votatomi, potete premiarvi leggendo Subbuteo, primo racconto pubblicato sulla rubrica Never trust a drummer, che curerò in maniera occasionale […]



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