L’Europa dilata la tutela della proprietà intellettuale

La notizia è di due giorni fa. Il Consiglio europeo ha modificato la vecchia direttiva del 2006 riguardante la proprietà intellettuale estendendone la tutela da 50 a 70 anni. Una scelta motivata – si fa per dire – con l’aumento dell’aspettativa di vita, ciò che renderebbe necessario coprire le esigenze finanziare degli artisti durante l’arco di tutta la loro carriera. Come dire: se azzecco un successo clamoroso a 20 anni e poi non ne imbrocco più una buona, fino a 90 anni posso dormire tra due guanciali. Nella sfortunata eventualità che muoia prima, se la godranno i miei eredi. E intanto ovviamente le case discografiche possono tirare gli appositi sospiri di sollievo, sventolandosi coi contratti che rischiavano di valere tipo carta straccia.

Non siamo ancora ai livelli stabiliti dal famigerato Mickey Mouse Protection Act che nel 1998 ha portato a 95 gli anni di tutela negli States, ma un passo significativo è stato compiuto. E’ giusto sottolineare che contestualmente sono state introdotte clausole meritorie quali la cosiddetta “o lo usi o lo perdi”, che permetterà ai musicisti di tornare in possesso dei diritti sulle proprie opere qualora non vengano più commercializzate, oppure l’istituzione di un fondo ottenuto depositando il 20% dei ricavi per sostenere i musicisti emergenti (sono tutti da verificare ovviamente i criteri e i meccanismo di tale supporto, ma tant’è, giusto premiare per il momento le buone intenzioni).

Resta tuttavia il rammarico per una strategia di lungo periodo ma dalle prospettive ristrette, che sceglie di affrontare le nuove dinamiche di fruizione e distribuzione nascondendo struzzescamente la testa sotto il terriccio del passato. A breve sarebbero difatti rimasti scoperti i capolavori dell’età ruggente del british rock, tutto un repertorio di pietre preziosissime firmate Stones, Beatles, The Who e via discorrendo. Non a caso rappresentanti di quella dimensione mitologica del rock sfruttata anche in tempi recenti per la creazione di eventi commercialmente remunerativi, come al rock contemporaneo ahinoi riesce sempre meno. Insomma, se mi consentite la dietrologia spicciola, le major sanno di poter contare su un considerevole futuro dietro le spalle, e hanno preferito pararsele per tempo. Per ancora lungo tempo.

Quanto a quello che più ci piace, quel rock che si ostina a riprodursi indipendente, nuovo ed eccitante, dal 12 settembre è lasciato un po’ più a se stesso. Magari, chissà, non è poi quel gran male…

Autore testo: Stefano Solventi

Fonte: www.sentireascoltare.com

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail e resta aggiornato sui nuovi post di Copia-Incolla.org

    Segui assieme ad altri 456 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: